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Apple Watch, CorCom prova il gioiello: ecco pregi e difetti


Breve durata della batteria, interfaccia troppo "affollata" e vibrazione poco udibile tra i limiti del wearable device. Ma il design attraente e la possibilità di essere sempre connessi sono i punti di forza

di Antonio Dini


Ci sono due cose sulle quali gli uomini tendono a spendere soldi: gli ultimi gadget tecnologici e un buon orologio di marca. Apple, che già domina nel primo segmento, si sta preparando a inghiottire anche il secondo. Ma ci riuscirà oppure l’azienda vuole mordere più di quanto non possa masticare? Vediamo prima il mercato e poi cerchiamo di capire, provando l’orologio, se effettivamente ha delle chance.

L’Apple Watch è stato lanciato due mesi fa negli Stati Uniti e nei primi paesi (inclusa Francia, Germania e Gran Bretagna) e la settimana scorsa è arrivata la seconda tranche inclusa l’Italia. A metà luglio ci sarà un nuovo giro di lanci (ad esempio nei paesi Scandinavi e in Olanda) sino a saturare tutto il pianeta con un’offerta legata alla titanica catena logistica di approvvigionamento, produzione e distribuzione di Apple, la più grande finora mai creata che ha consentito all’azienda fondata da Steve Jobs e guidata da Tim Cook di arrivare ad essere la impresa per capitalizzazione di mercato al mondo.

Apple ha da tempo deciso di uscire dal settore dei computer (l’azienda ha tolto la parola computer dalla ragione sociale originaria “Apple Computer, Inc.” Nel 2010) e con iPod prima, iPhone e iPad ha cominciato un avvicinamento verso il mondo della moda che la scomparsa di Steve Jobs e il crescente ruolo interno all’azienda di Jony Ive, il designer dietro allo stile di tutti i prodotti Apple dalla fine degli anni Novanta, hanno accelerato.

"Adesso Apple - ha detto il responsabile della sezione Style di Bloomberg – vuole l’attenzione e i soldi di quelli che si comprano un Portoghese di IWC o uno Speedmaster di Omega, capaci cioè di tirare fuori cifre tra i 5mila e i 10mila euro per un segnatempo che ha il ruolo in realtà di gioiello maschile in evidenza al polso. In questo momento però Apple è arrivata a lambire un mercato completamente diverso: la fascia media tra i cinquecento e i mille euro, fatta da quelli che comprano un Tag Heuer, un Tissot, un Seiko. Sono loro la prima generazione di utenti di Apple Watch. E poi seguiranno i veri appassionati, magari con la seconda versione dello smartwatch di Apple. Saranno quelli disposti a spendere 10, 20 mila euro per un Apple Watch con cassa in oro a 18 carati a segnare o meno la differenza in questo mercato. Tutto il resto seguirà".

Nel settore dell’alta orologeria le novità sono poche e distribuite nel tempo. L’incontro più importante è quello che si svolge annualmente alla fiera di Basilea, dove sono presenti tutti i grandi marchi e anche molti indipendenti. Si va dal colossale Swatch Group, che raggruppa una lunghissima serie di marchi acquistati durante la crisi degli anni Settanta e Ottanta, come Breguet, Blancpain, Longines, Rado, Hamilton, Tissot fino a Glashütte Original e Omega, e si arriva sino ai grandi gruppi del lusso presenti anche nell’orologeria, come LVMH che possiede tra gli altri Zenith o Richemont che ha nel suo carnet anche Officine Panerai (marchio originariamente nato a Firenze). Per arrivare sino ad aziende indipendenti come Rolex (“blindata” all’interno di una fondazione per impedire scalate dall’esterno) Patek Philippe e Chopard, e decine di altri “pesi medi” o piuma del settore, fino ai piccoli innovativi artigiani delle valli svizzere o di Glashütte, la porzione di Germania Est che dopo la riunificazione ha recuperato il suo ruolo nell’orologeria mondiale.

Un settore ricco e vitale, ma in crescita relativa. Oggi l’orologeria svizzera vale 22,2 miliardi di dollari e nel 2014 è cresciuta di un modesto 1,9%, soprattutto a causa della legge anti-corruzione voluta dal governo cinese che ha bloccato la principale moneta di scambio usata per “ungere” i funzionari pubblici: un bell’orologio da collezionare con valori che possono facilmente passare da 100mila a un milione di euro a pezzo. Un terreno di conquista per Apple, che comunque ha messo un piede dove non sono mai riusciti ad arrivare gli smartwatch dei concorrenti (da Samsung ad Lg e Huawei fino a Motorola e a quasi tutti gli altri grandi, basati soprattutto sul sistema Android Wear di Google). E un terreno di conquista anche nel settore della tecnologia pura.

Con gli smartwatch si gioca la carta degli “indossabili”, delle wearable technologies in un mondo in cui cloud, Internet of Things e sensoristica sempre più capillare e diffusa (dal settore automotive sino alla domotica) promettono giganteschi guadagni. Solo nel settore del viaggio, tra aeroporti e compagnie aeree, negli ultimi due anni si sono moltiplicati i sistemi per fare il biglietto e il check-in in mobilità, usare i beacons per orientarsi in aeroporto, virtualizzare la carta d’imbarco, avere informazioni, connettività e anche film in streaming a bordo degli aerei direttamente sui propri apparecchi (tablet o Pc). L’orologio intelligente, che poi è fondamentalmente il telecomando personale di tutti questi meccanismi e sistemi, diventa così una tessera fondamentale per questo nuovo puzzle. O almeno così sperano Tim Cook e i suoi.

CorCom ha potuto provare il nuovo Apple Watch. L’orologio versione in acciaio inossidabile con schermo da 42mm e bracciale a maglie di metallo, un livello medio-alto nel catalogo di Apple (valore di 1170 euro circa, con un portafoglio prodotti che parte a quota 400 euro con l’Apple Watch Sport e arriva agli Edition in oro che possono toccare i 20mila euro) ha una confezione bianca rettangolare elegante e un sistema di sincronizzazione con l’iPhone molto semplice e relativamente veloce.

Dopo aver letto il codice QR mostrato sul display dell’orologio tramite la fotocamera dell’iPhone (necessario avere un modello 5, 5c, 5s, o 6), si possono configurare una serie di parametri e in circa quindici minuti si è pronti per indossarlo e non toglierlo mai più. Anzi, toglierlo la sera, perché la carica dell’orologio dura circa una giornata (dalle 18 alle 20 ore a seconda dell’uso) e quindi necessita di una ricarica notturna che viene terminata in realtà in due ore e mezzo. Questo è il più grande difetto, assieme a una vibrazione non sempre percepibile e a una interfaccia piuttosto affollata: “guidare” l’orologio usando una corona digitale, un pulsante e lo schermo touch con due livelli di pressione richiede un po’ di attenzione per imparare le mosse fondamentali.

A cosa serve l’Apple Watch? Sicuramente a dire l’ora. E lo riesce a fare in modo molto elegante con decine di quadranti personalizzabili, che aumenteranno ancora di più come numero e opzioni possibili quest’autunno con la versione di watchOS 2, il sistema operativo dell’orologio di cui Apple a giugno ha già mostrato le caratteristiche di base. Ma anche a comunicare con gli amici che hanno lo stesso orologio tramite una serie di “segnali in codice”, vibrazioni e disegni che compaiono sul quadrante e che permettono anche di passare il proprio battito cardiaco alla persona cara o a un amico molto intimo (la sensazione è piuttosto inquietante, come essere toccati dalla protesi della mano di qualcun altro).

Invece la terza funzione, cioè telecomandare il telefono avendo accesso con un colpo d’occhio a messaggi e altre informazioni che altrimenti richiederebbero di estrarre di tasca o dalla borsa il cellulare, è molto utile e piacevole. Non si può (ancora) rispondere a una mail ma si può vedere chi chiama, leggere e rispondere a un sms, vedere altre informazioni che non meritano di tenere il telefono tra le mani. In un mondo in cui tutti ormai sono sempre connessi tramite il loro telefonino, l’Apple Watch è quasi zen nella sua capacità di toglierlo di torno, almeno visivamente.

Per molti potrà non essere sufficiente, e forse per questo a volere l’orologio sono gli appassionati del marchio Apple e i curiosi che adottano subito le nuove tecnologie. L’oggetto però è veramente molto ben fatto. Superiore alla qualità degli altri smartwatch, superiore anche a un orologio di fascia medio-bassa, è un prodotto di serie realizzato con una cura dei dettagli e un’attenzione ai particolari, oltre che con un controllo di qualità ossessivo in fabbrica, tale da far impallidire la maggior parte dei produttori del settore. Solo l’innovazione di poter cambiare il cinturino o il bracciale con due clip dovrebbe dimostrare agli svizzeri che, così come Apple ha travolto a suo tempo Nokia e Motorola con l’iPhone, l’azienda californiana fa sul serio anche in questo settore e ha i numeri per acchiappare un buon segmento di pubblico.

C’è il rischio che l’Apple Watch faccia mettere il Rolex di famiglia nel cassetto? Probabilmente no. Gli appassionati di orologi però sono più di quanti non si immagini e tendono a possedere più di un orologio. Apple Watch è un utile strumento per il fitness e, grazie all’uso delle app, è potenzialmente una “macchina generalista” come è stato il Pc all’inizio della rivoluzione informatica negli anni Ottanta: uno strumento utilizzabile in contesti e per scopi molto diversi tra loro.

Apple Watch ha dalla sua l’indubbio fascino dello stile, la finezza della lavorazione e un ecosistema di sviluppatori attento, oltre che il giusto glamour che gli deriva dall’essere il prodotto dell’unica azienda hi-tech che abbia anche un Dna modaiolo. I mercati emergenti, soprattutto la Cina, sono probabilmente il destinatario ideale di questo oggetto. La performance e il gusto di indossarlo ci sono tutti, anche se si capisce che è ancora una prima generazione. Non è il segnatempo che verrà passato ai figli e ai nipoti, perché probabilmente tra 1-2 anni sarà quasi completamente obsoleto. Dopo averlo provato però c’è da riconoscere che ha le carte in regola per segnare uno scarto, una differenza nel mercato in cui finora gli usi più probabili di questo tipo di apparecchi era solo per il fitness. Apple Watch è invece il primo prodotto che può legittimamente aspirare a stare al posto dell’uomo (o della donna) elegante anche di giorno e di sera. Resta da vedere se effettivamente troverà sufficiente spazio.

Fonte riportata : http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/35171_apple-watch-corcom-prova-il-gioiello-ecco-pregi-e-difetti.htm